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Gianni Venturini, capitano della squadra di tennis detentrice della Coppa Parola 2017

​La squadra Sisport composta da Gianluca Armenti, Roberto Bellisari, Emanuele Bevilacqua, Alberto Brunasso, Federico Cattarossi, Andrea Pfiffner e Gianni Venturini, ha conquistato l'edizione 2017 della Coppa Andrea Parola. Ora il prestigioso trofeo troneggerà per un anno presso la nostra società.

Abbiamo intervistato il capitano della squadra, Gianni Venturini.

Complimenti! La squadra di cui sei capitano ha vinto l’edizione 2017 della Coppa Andrea Parola. Come ci si sente?
È stata una bellissima esperienza perché, a dire la verità, siamo partiti per questa avventura solo per avere un motivo per ritrovarci tutti insieme i giovedì sera. Poi, con il passare delle partite, ci siamo ritrovati a lottare e a sostenerci l’un l’altro e la sensazione di vincere qualcosa tutti insieme è stata davvero fantastica.

Come avete festeggiato?
In discoteca fino alle 5 del mattino con fiumi di champagne… no scherzo! Non abbiamo più l’età per queste cose e quindi ci siamo accontentati di una semplice pizzata tutti insieme.

A chi dedichi questa vittoria?
Ai miei compagni di squadra:
Andrea Pfiffner detto lo Special One, che ha pensato bene di iniziare il suo allenamento da Navy Seal giusto nelle fasi finali della coppa e si è ovviamente infortunato. Da quel momento è pero diventato il vero condottiero del gruppo e ci ha guidati alla vittoria dalla panchina.
Il talentuoso Roby Bellisari uno dei rovesci più belli del circuito (ovviamente dopo quello del mitico 3b) che in finale ha rimontato da 02 sotto al terzo set e ha portato a casa uno dei punti fondamentali per la vittoria.
Emanuele Bevilacqua detto il George Clooney di Santa Rita che ha svolto il doppio ruolo di giocatore e fisioterapista e proprio in quest’ultimo ha dato il meglio di sé tenendo in piedi il sottoscritto per la semifinale e la finale.
Gianluca “Popeye” Armenti l’unico ad avere il bicipite abbastanza grosso da riuscire a sollevare la coppa. Lui, con il suo spirito di squadra e la sua tenacia sul campo da tennis è stata la grande rivelazione di questo torneo.
Alberto Brunasso il giocatore più elegante della squadra sia in campo sia fuori, con i suoi abiti firmati e i suoi colpi cristallini è stato l’uomo immagine del team. Ma in questo caso oltre all’eleganza c’è anche tanta sostanza perché, in coppia col sottoscritto, ha vinto i due doppi decisivi per la conquista della coppa.
Federico Cattarossi detto il Toro della Crocetta che con la potenza dei suoi colpi ha contribuito in maniera determinante a superare il girone di qualificazione.

Quando è nata la tua passione per il tennis?
Quando avevo circa 10 anni, proprio alla Sisport palleggiando contro il muro e poi sfidando i soci più anziani del circolo. Dopo qualche tempo ho cominciato a incrociare la racchetta col mio attuale amico/collega Rocco (Rocco Petitto, ndr) che allora ovviamente mi surclassava alla grandissima (una volta mi ha battuto giocando addirittura con la racchetta di legno).

Quali sono stati i momenti più esaltanti della tua carriera di giocatore?
Definirla carriera mi pare un parolone, ma comunque sono stato per più di 10 anni in seconda categoria e nel 2007 ho vinto il titolo regionale di terza sui campi della Stampa (Rachetta d’oro) quindi posso ritenermi soddisfatto.

Il tuo prossimo obiettivo?
Mi piacerebbe stare bene fisicamente per poter giocare ancora qualche anno. Giocare a tennis anche a distanza di tanti anni rimane per me un grandissimo divertimento.

Giocatore e Maestro. Com’è strutturata la tua giornata? Riesci ad alternare le lezioni agli allenamenti?
Fossero solo i ruoli Giocatore/Maestro sarebbe una passeggiata, ma ci dobbiamo aggiungere la splendida parte di Papà e allora diventa dura. Però al mattino una volta o due alla settimana riesco a giocare e va benissimo così.

Il tuo tennista preferito?
Rafael Nadal e Patrick Rafter. Due stili di gioco opposti, ma la stessa ostinazione nel non rassegnarsi alla sconfitta.

Qual è l’aspetto più bello del tuo lavoro di Maestro di tennis?
Stare a contatto con le persone, soprattutto con i ragazzi della scuola sat e dell’agonistica. Questo mi mantiene giovane ed è l’aspetto che apprezzo di più del mio lavoro. Poi ho il grosso vantaggio di lavorare in un posto dove i rapporti umani con i colleghi sono ottimi dal momento che ci conosciamo ormai da una vita.

Perché un ragazzo tra le varie discipline sportive dovrebbe avvicinarsi al tennis?
Perché il tennis è una metafora della vita. Molti pensano che la partita sarà vinta da chi colpisce meglio la palla. Nulla di più sbagliato, il tennis ti insegna a confrontarti con te stesso, con le tue paure e con le tue insicurezze. Il vincitore sarà colui che dimostra di saper risolvere i problemi che quel giorno incontrerà (l’avversario, la superficie, le condizioni atmosferiche, ecc.) ed è quello che succede nella vita di tutti i giorni .

Torino, 11 dicembre 2017